cANZONIERE sINTETICO
Antonio Mainenti, Manuela Barile, Tirriddiliu, Rinus Van Alebeek
Progetto instabile da un' idea di Antonio Mainenti
Il Canzoniere Sintetico,
mi è venuto in mente nel 2001.
In quel periodo, oltre che di musica tradizionale, mi interessavo molto di
cantautori come Tenco, De Andrè e Ciampi; ebbi l' idea di coinvolgere
i musicisti più disparati per dar vita ad un progetto in continua e
disordinata evoluzione, senza base e senza meta, così da diventare
ogni volta qualcosa di diverso e possibilmente innovativo.
Il primo passo fu dilatare le canzoni di Luigi Tenco (nel 2001) e poi, con Tirriddiliu e Manuela Barile per il primo maggio Anarchico 2005 arrivò 'na bella botta di aria nuova. Questo progetto lo avevo messo da parte, anche per le bruttissime esperienze che ho avuto con "musicisti" coinvolti in precedenza, nel maggio 2005 però, grazie all' incontro tra tre suonatori assolutamente eterogenei, il Canzoniere, si propose ai compagni.
Il nome, Canzoniere
Sintetico, rievoca quei gruppi anni '60 e '70 come Canzoniere del Lazio, Canzoniere
Internazionale, etc. che molto ho apprezzato e cantato; il mio progetto ha
una solida base tradizionale (ma non più del 50%) che obbligatoriamente
si prefigge di annientare e disturbare con amore il passato contadino e paesano
che mi (ci) appartiene.
Questo concetto vorrebbe essere un passo nel futuro della musica folk e tradizionale,
quel passo che si può permettere solamente chi ha assimilato, chi è
nato in un dato contesto dove gli antropologi non esistono e neanche gli etnoturisti
alla ricerca della danza perduta, insomma: suoniamo quello che ci appartiene.
Potrei anche odiare il Carretto Siciliano, gli Arancini, le Scacce, il Marranzano,
solamente quando non vedo e sento spontaneità, solamente quando qualcuno
si inventa uno stile nuovo che non gli appartiene (come chi Siciliano canta
in arabo con la derbuka) e lo spaccia per musica etnica, world music e molti
credono che in Sicilia parliamo l' arabo e abbiamo la derbuka come strumento
tradizionale.
ATTENZIONE! Io amo e conosco il Mondo arabo, ovviamente riconosco come la
sua cultura abbia influenzato positivamente la nostra (Siciliana) e tutta
quella Occidentale, vorrei solamente ricordare che gli Arabi rimasero in Sicilia
più di duecento anni, tra l'800 e il 1000 circa, poi arrivarono i Normanni
ma nessuno suona l' arpa tradizionale Siciliana o magari la ghironda.
Concludo dicendo
che il nostro apporto musicale in questo progetto sarà sempre al "naturale"
se, come è successo, qualcuno nota degli accenni di intellettualismo
nella nostra espressione, che se ne vada affanculo!
Se il vostro orecchio è spurio non è certo colpa mia, se intendente
suono:musica=intrattenimento:battere_il_tempo, potreste anche non considerarci;
io non voglio più limitarmi perché la gente, la cosa che più
mi interessa al mondo, non vuole attuare un minimo sforzo per capire che non
sempre tutto deve essere comprensibile: bisogna anche soffrire e sforzarsi,
non considerarsi pubblico passivo, non rinnegare le innovazioni e poi, se
ci farete un complimento o un sorriso, ci renderete felici.
Mainenti
P.S.
Il fatto che fino ad adesso, in questo gruppo ha partecipato solamente gente
di origine contadina e proletaria è un caso; a noi musicisti poveri
ci uniscono le grandi idee e la libertà che il vostro denaro non potrà
mai comprare.
Se sei ricco o benestante e vuoi finanziare un nostro progetto musicale senza
lamentarti caccia la grana e lasciaci fare!
mio cugino rinus si sta sempre più politicizzando; anche lui ha capito che la nostra musica non può fare a meno di mangiare sovversivi con le scarpe o senza, con la sciarpa e con gli stivali.
La prima volta
che mangiai un "sovversivo", ero maledettamente giovane, avevo ancora
il sorriso puro di chi non ha mai sbattuto la faccia per terra sfregiandosi.
Il mio amico Giummy era un famoso meccanico, l’unico inghippo stava
nel fatto che Giummy, per campare, doveva lavorare in campagna. All’inizio
se ne fotteva: la notte andavamo tutto il tempo in giro e la mattina ci alzavamo
presto; io andavo a scuola e, come tutti i pendolari della zona mi svegliavo
alle 6 e quarantacinque, dal lunedì al sabato, Giummy pure, ma d’estate,
quando io al massimo lavoravo mezza giornata lui si svegliava alle 4 e mezza
(nelle serre d’estate c’è caldo, si lavora la mattina presto).
A quel tempo si
era in piena operazione “vespri siciliani”, i militari, la polizia,
i carrabbinieri, i vigili urbani, insomma tutti gli sbirri, quasi ogni notte
ci controllavano. Cercavano…che cazzo cercavano? Cosa volevano da un
quindicenne senza casco?
Niente, facevano solo commenti sulla mia folta capigliatura che ad andatura
umidamente costante si manteneva gonfia e possente. Giummy pure aveva la chioma,
lo chiamavano Roberto Formaggio per via del codino: Giummy era tamarro e io
freak (che ridere questa terminologia).
Un sabato pomeriggio,
io e Giummy andammo a Modica (senza nessun motivo) con l’Americano;
appena entrati in città, America ferma la citroen AX, scende e ci dice
di aver visto un salone da barbiere e che la sua barba è troppo folta
per fare il cameriere quindi, la va a tagliare (l’Americano è
un’altra persona importante).
Giummy e io, scendiamo ad aspettare ma ci fermano gli sbirri (che qualcuno
simpaticamente ha chiamato), era polizia ma questi erano stupidi come i carrabbinieri.
Io indossavo scarpe da basket americane fatte dai bambini coreani, lo sbirro
adulto e baffuto dopo aver sentito l’assurda storia che “il nostro
amico è andato dal barbiere perché, essendo cameriere, non può
lavorare col barbone” si è sentito preso per il culo e mi rivolge
delle domande tipo: - che piede grosso che hai? –
Molto alla cappuccetto rosso, io rispondo: - sono solamente slacciate –
Lo sbirro: - non ci credo, secondo me ci nascondi qualcosa! –
Ecco, io vorrei concludere la storia qui a mo di barzelletta ma lo sbirro mi ha fatto togliere le scarpe, tutte e due…io gli ho pure messo il piede in faccia ma non mi puzzava.
Imparai a cucinare
in quella occasione, così per necessità; nessuno voleva mangiare
uno sbirro stupido, vecchio e baffuto ma dovevo impratichirmi.
Come quando un pacchetto di esportazione senza filtro costava lire 1.500 e
le compravamo per imparare a rullare: come quando cucinavo gli sbirri per
imparare a mangiare.